Figlio
primogenito dell’Arciduca
Ottone d’Austria(1865-1906)
e della Principessa
Giuseppina di Sassonia(1867-1944),
• Adelaide
(1914-1971)
• Roberto(1915-1996)
• Felice
(1916-)
• Carlo
Ludovico (1918-)
• Rodolfo
(1919-)
• Carlotta
(1921-1989)
• Elisabetta
(1922-1993)
Divenne
erede al trono in seguito alla morte di Francesco
Ferdinando il 28
giugno 1914, fu incoronato
imperatore alla morte di Francesco
Giuseppe nel 1916.
In
seguito alla sconfitta dell’Austria-Ungheria nella Prima
Guerra Mondiale andò in esilio nell’isola portoghese di
Madeira dove morì all’età di soli 34
anni.
Negli
ultimi giorni di vita chiamò a sé il figlio primogenito Otto
perché volle che costui vedesse “come muore un
imperatore”. Il 3 ottobre
2004 è stato beatificato.
I
titoli di Carlo I
Domenica 3
ottobre 2004, Giovanni Paolo II ha
proclamato beato Carlo d’Asburgo, ultimo
imperatore d’Austria e ultimo Re d’Ungheria, morto
nel 1922, a soli 34 anni. Era sposato con
Zita, figlia di Roberto di Borbone Parma, ultimo titolare
del Ducato di Parma e Piacenza, dalla quale ebbe 8 figli.
Che
venga elevato alla gloria degli altari un imperatore, è
una notizia che fa un certo effetto. Si pensa che chi ha la
ricchezza e il potere non trovi tempo per pensare a Dio.
Sono numerosi,
invece, i santi che appartennero a famiglie regnanti. Re
Stefano d’Ungheria, Sant’Agnese di
Praga, Sant’Elisabetta
d’Ungheria, Sant’Enrico II imperatore,
Santa Brigida di Svezia, San Luigi
IX re di Francia, San Ferdinando re
del Portogallo eccetera. Certo, erano uomini di tanto tempo
fa, dirà qualcuno. Ma sovrani, governanti e uomini
politici santi ce ne sono sempre stati e ce ne sono anche
nella nostra epoca. Presso la Congregazione
per le cause dei santi sono in corso processi di
beatificazione che riguardano, per esempio, Re
Baldovino del Belgio, Giorgio La
Pira, sindaco di Firenze e deputato al Parlamento
italiano, solo per citare qualche nome. E sono personaggi
del Novecento. Uomini santi ce ne sono sempre stati,
presenti in tutte le categorie sociali. Carlo d’Asburgo,
anche lui uomo del Novecento, ne è un esempio fulgido.
Ecco
in sintesi la sua storia.
Ma
fu una storia brevissima con un finale drammatico. Salirono
al trono nel 1916,
in piena guerra mondiale, e dopo due anni, alla fine della
guerra, furono costretti all’esilio. Vissero altri
quattro anni insieme, sempre inseparabili e felici
nonostante la povertà e le ristrettezze economiche che
rasentarono l’indigenza, poi Carlo, colpito da una
broncopolmonite, morì a soli 34
anni.
Zita aveva 29
anni ed era bellissima, ma non si risposò più,
anche se molti furono i pretendenti alla sua mano. Non
volle mai dimenticare il marito, l’uomo dal quale aveva
avuto otto figli. Visse ancora per 67 anni, conducendo un
esistenza ritirata, riservata, sempre nel ricordo del suo
Carlo.
<<Certo,
sembra incredibile, ma l’amore tra Carlo eZita fu
veramente bellissimo>>, dice l’avvocato Andrea
Ambrosi, postulatore della causa di beatificazione
dell’Imperatore Carlo d’Asburgo. <<Studiando
migliaia di pagine per preparare il processo, ho trovato
testimonianze straordinarie e leggendole io stesso mi
commuovevo>>
<<Non
è proprio possibile rimanere indifferenti di fronte
all’esistenza di questo giovane imperatore>>, dice
ancora l’avvocato Ambrosi. <<Carlo condusse
un’esistenza integerrima, pur vivendo in un ambiente
difficile e pieno di insidie. Fu un fervente cattolico, un
marito e padre esemplare ed amatissimo, un figlio fedele
della Chiesa e un pugnace avversario dei molti nemici del
Papa e della Chiesa stessa>>
Carlo nacque
nel 1887. Sul trono Austro-Ungarico regnavano,
fin dal 1848, Francesco Giuseppe e
l’Imperatrice Sissi. Carlo era un loro
pronipote. Era il primogenito dell’Arciduca
d’Austria Ottone Francesco, nipote di Francesco
Giuseppe. Nella linea di successione al trono imperiale
austriaco, Carlo occupava il quinto posto. Nessuno poteva
immaginare, allora, che sarebbe toccato a lui prendere il
posto del mitico Francesco Giuseppe. Ma
una serie di drammatiche circostanze sovvertirono tutte le
logiche previsioni. L’unico figlio maschio
dell’Imperatore Francesco Giuseppe e dell’Imperatrice
Sissi, Rodolfo, morì misteriosamente
nel 1889 a Mayerling, insieme
alla sua giovane amante Mary Vetsera, senza
lasciare figli maschi. Il fratello minore di Francesco
Giuseppe, Massimiliano, era diventato
imperatore del Messico e era stato fucilato dai
rivoluzionari già nel 1867. L’arciduca Carlo
Ludovico, secondo fratello di Francesco Giuseppe, morì
nel 1896. Allora divenne principe ereditario l’arciduca
Francesco Ferdinando, figlio di Carlo Ludovico; ma, a
causa del suo matrimonio morganatico con una semplice
contessa, fu costretto a rinunciare ai diritti al trono per
gli eventuali figli, e ad accettare, come erede presuntivo,
il proprio fratello, Otto, padre di
Carlo. Ma prima morì Otto, a soli quarant’anni; poi,
nel 1914, Francesco Ferdinando fu
assassinato a Serajevo. Una serie di lutti e di
tragedie quindi aveva portato Carlo ad essere erede al
trono
Carlo ricevette
la normale educazione che gliAsburgo riservavano
ai loro rampolli: l’apprendimento delle varie
lingue parlate nell’Impero, corsi ginnasiali e liceali
presso l’abbazia benedettina degli “Schotten”
a Vienna, e poi studi universitari a
indirizzo giuridico a Praga. Ma fin da quando
era un ragazzo, mostrò una grande attenzione e un profondo
interesse per i valori religiosi. L’ambiente non era
certo favorevole a questi valori. Suo padre, uomo
affascinante ma libertino, non gli diede buoni esempi. Ma
è difficile conoscere i rapporti che si instaurano
nell’animo tra la persona e Dio, quando la persona
risponde alla chiamata divina. E’ il mistero della vita
spirituale e della santità.
I
suoi interventi a favore dei commilitoni erano esempi che
conquistavano i soldati. Subito dopo le nozze,
prestava servizio militare a Vienna. Alla vigilia di Natale
seppe che un camerata desiderava tanto poter andare a casa
a festeggiare con la famiglia, ma era ufficiale di
picchetto e non poteva muoversi. Carlo prese il suo posto
permettendo al soldato di correre a casa.
Durante la
guerra era generale comandante di corpo d’armata. Il suo
posto preferito era la prima linea da dove né i pezzi
d’artiglieria che gli piovevano accanto, né i
bombardamenti aerei nemici lo fecero mai indietreggiare.
Era temprato ad ogni fatica, dormiva su un ruvido
letto da campo insieme alla truppa. Anche se era successore
al trono imperiale, non voleva mai niente di speciale per
sé. Quando c’erano dei feriti, si inginocchiava accanto
a loro e li medicava. Se qualcuno moriva tra le sue
braccia, piangeva senza vergognarsi. Una volta, per salvare
la vita di un soldato ferito, si gettò nelle acque gelide
dell’Isonzo in piena rischiando egli stesso di venire
travolto. Divenuto Imperatore, continuò a comportarsi come
aveva sempre fatto, visitando le truppe al fronte, sfidando
i bombardamenti nemici, fermandosi a parlare con i soldati,
inginocchiandosi accanto ai feriti.
Era
un soldato, ma non un sostenitore della guerra. Come
soldato faceva il suo dovere da soldato. Ma quando si trovò
sul trono, fece di tutto per raggiungere la pace. Non era
stato lui a iniziare la guerra, però si impegnò con tutte
le sue forze per fermarla. Su questo non ci sono dubbi e
sono innumerevoli le testimonianze che lo documentano. In
uno dei suoi primi discorsi da Imperatore disse: “Grandi
compiti stanno davanti a noi. Il compito principale, che
deve aver presente colui che è responsabile delle sorti
della monarchia è di avviare il più presto
possibile una buona pace”. Per raggiungere questo scopo,
mise subito in atto varie iniziative che da molti vennero
ritenute temerarie.
Durante la
guerra, non si preoccupava solo dei soldati, ma anche
della popolazione. In tutto l’impero erano drammatiche le
difficoltà di approvvigionamento di generi di prima
necessità, vettovaglie e perfino il carbone per
riscaldarsi. Tutti i cittadini dovevano affrontare la dura
realtà dell’economia di guerra e lo faceva anche
l’imperatore. Visse con la sua famiglia adottando le
razioni di cibo stabilite per la popolazione. Organizzò
cucine di guerra per dar da mangiare a chi non ne aveva.
Impiegò i cavalli di corte per l’approvvigionamento di
carbone dei viennesi. Lottò contro usura e corruzione,
regalò ed elargì più di quanto permettessero i suoi
mezzi.
Grande
importanza ebbe nella sua vita la moglie Zita.
Si erano conosciuti da ragazzi. Zita, che era nata in
Italia, a Pianoro, in provincia di Bologna,
apparteneva ai Borboni-Parma. Era la
diciassettesima dei ventiquattro figli di Roberto
di Borbone Parma, ultimo titolare del Ducato di
Parma e Piacenza. Quando aveva sette anni, fu compagna
di giochi di Carlo nella tenuta di famiglia di Schwarzau,
vicino a Vienna, dove, con la famiglia,
trascorreva i mesi estivi. Poi si persero di vista perchè
lei andò a studiare prima in Inghilterra e poi in un
collegio di suore in Baviera. Si rividero nel 1910.
Zita era molto carina e Carlo ne fu subito conquistato.
Quando poi seppe che doveva essere promessa a don Jaime
duca di Madrid, si affrettò a chiederla in moglie. Si
fidanzarono il 13 giugno 1911 e si
sposarono pochi mesi dopo, il 21 ottobre, con una cerimonia
naturalmente molto sfarzosa alla presenza anche del vecchio
imperatore Francesco Giuseppe.
La
caratteristiche fondamentali della spiritualità di questo
imperatore, furono quelle tradizionali di ogni santo:
la fede fervente, la speranza instancabile, la carità, il
suo amore infinito per i poveri, per i meno fortunati, e
anche per i suoi nemici. E poi, l’umiltà, la pietà, la
modestia. La consapevolezza del proprio essere figlio di
Dio, che vive in mezzo agli uomini, figli di Dio, tutti,
indistintamente. La grande venerazione per l’Eucaristia
e la filiale devozione alla Madonna. Come ha dimostrato il
processo di beatificazione, egli esercitò le virtù
cristiane sempre, e in forma eroica. Le esercitò in
particolar modo negli anni dell’esilio.
Sofferenze,
umiliazioni le più cocenti, disinganni, mortificazioni:
sopportò tutto senza mai lamentarsi. Il capo di una
dinastia tanto prestigiosa e gloriosa, come la Casa
d’Asburgo, era trattato e perseguitato in modo indegno
dalle potenze nemiche. Eppure, dalla sua bocca non uscì
mai la minima parola di biasimo verso i nemici.
In
esilio si trovò abbandonato da tutti. E non aveva più
niente. Gli erano stati rubati anche i gioielli di famiglia
che pensava di vendere per dare da mangiare ai suoi figli.
Non è
esagerato dire che patì la fame. Ma tutto questo lo visse
in serenità e pazienza. Si stabilì dapprima in Svizzera a
alla fine a Funchal, nell’isola portoghese
di Madeira.
Monsignor
Ernesto Seydl, che gli fu vicino nel periodo
dell’esilio, ha scritto: <<Assisteva
quotidianamente alla santa Messa, faceva la Comunione
e restavo sempre colpito dal profondo raccoglimento con cui
l’imperatore faceva il ringraziamento dopo la Comunione.
Si vedeva come, chiuso a tutte le impressioni del mondo
esterno, fosse completamente immerso in Dio. La sera tardi
tornava sempre ancora una volta con l’Imperatrice per una
visita al Santissimo. Ero spesso commosso nel più profondo
dell’anima, vedendo inginocchiati davanti all’Eucaristico
Dio nel silenzio notturno i due duramente provati,
illuminati solo delicatamente dal chiarore della lampada
eucaristica>>.
Nella
primavera del 1922,
per il freddo e l’umidità della casa dove abitava in
gravissime ristrettezze economiche, fu colpito da una forte
influenza che si trasformò in broncopolmonite e lo portò
alla morte il primo aprile di quell’anno. Nel corso
della sua ultima notte su questa terra, alla moglie che lo
assisteva piangente, fece questa bellissima confidenza che
sintetizza la sua vita e anche la sua santità: <<Tutta
la mia aspirazione è sempre stata quella di conoscere il
più chiaramente possibile, in ogni cosa, la volontà
di Dio, e di eseguirla nella maniera più perfetta>>.
Anatole
France, premio Nobel per la Letteratura nel 1921, scrisse
di lui: “L’imperatore
Carlo è l’unico uomo decente, emerso durante la guerra,
ad un posto direttivo; ma non lo si ascoltò. Egli ha
desiderato sinceramente la pace, e perciò viene
disprezzato da tutto il mondo. Si è trascurata una
splendida occasione”.
A
82 anni dalla morte, la Chiesa gli ha reso giustizia.
Lo ha elevato alla gloria degli altari, indicandolo al
popolo di Dio come esempio di vero cristiano. Per
alcuni storici resta una figura discussa da un punto di
vista politico. Gli rimproverano ingenuità politiche ed
errori di governo. Ma non ci sono punti oscuri sulla sua
figura morale. L’avvocato Andrea Ambrosi,
postulatore della causa del beato Carlo d’Austria, ci ha
detto: . <<Studiando
la vita del beato, leggendo le migliaia di pagine di
testimonianze delle
persone che
lo hanno conosciuto e che hanno esposto le loro impressioni
sotto giuramento, mi sono reso conto che Carlo
d’Austria è un grande santo e fu un governante saggio e
illuminato>>.
Da http://www.beatocarloinitalia.it
Nessun commento:
Posta un commento